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Salone del Gusto 2012 – il paradiso per le mie papille gustative

Il Salone del Gusto quest’anno insieme a Terra Madre ha dato luogo alla più grande manifestazione mondiale dedicata agli amanti del buon cibo e della terra, un evento unico che ha avuto per protagonisti il cibo e il canto della Terra.  Ed io c’ero !!!!

Grazie a Garofalo e Gente del Fud che ha scommesso (vincendo !) su 150 foodblogger ai quali ha concesso il loro piccolo momento di celebrità con attività all’interno del fantastico stand Garofalo ma anche presso gli stand regionali dei Presidi Slow Food.

Che dire del Salone, è il luogo ideale per “girare” il mondo, assaggiando, gustando ma principalmente “ascoltando” il racconto dei singoli produttori, spesso piccoli che ti raccontano con passione di introvabili formaggi, farine, dolci, salumi, vini e birre artigianali, queste ultime in forte aumento nel corso degli ultimi anni.

Garofalo & Gente del Fud

Partecipare al Salone del Gusto per un foodblogger è come andare a Disneyland per un bambino; per noi che amiamo scoprire le qualità e le storie che ci sono dietro ad ogni singolo prodotto di qualità. La mia due giorni è cominciata con un giro per le eccellenze italiane, ho avuto modo di assaggiare, ma forse sarebbe meglio dire gustare, tantissimi prodotti di “nicchia” che non troviamo nella grande distribuzione ma che racchiudono in se tutta la passione e i sacrifici che spesso generazioni hanno messo in campo per raggiungere l’obiettivo di un prodotto di eccellenza. Ma non solo Italia, quest’anno ampio spazio è stato dato al resto del mondo con una sezione dedicata ai piccoli produttori stranieri.

Garofalo & Gente del Fud

La cosa bella di partecipare ad un evento del genere come foodblogger sta nel fatto che spesso si viene visti dai produttori come un amico sincero, questo perché il foodblogger non ha nessun interesse, recensisce un prodotto con sincerità, oggigiorno rappresenta la voce autorevole ed amica a cui chiedere un consiglio su un prodotto o su un ristorante (come ripeteva Emidio Mansi 😉 ), questo perché il foodblogger fa il suo “lavoro” con passione e neutralità in quanto amante del buon cibo, in poche parole è LIBERO!

Il Salone del Gusto è il posto ideale per mettere a dura prova tutti i sensi del gusto, anche l’umami visto che c’è chi produce una gelatina in grado di enfatizzare questo quinto gusto. È il posto dove puoi trovare chi produce cioccolatini con ganasce di pecorino di fossa, creme aromatizzate di latte di pecora, gelatine di birra per accompagnare formaggi. Insomma in poche parole è il paese dei balocchi per chi ama mangiare bene. Il Salone del Gusto mi ha lasciato le storie dei produttori italiani e stranieri (uno su tutti i produttori malesiani del pepe nero di Rimbas) e una valigia piena di prelibatezze, dal paté di fegato di rana pescatrice (produttore galiziano), alla confettura piccante di zucca, passando per la colatura di alici e le spezie asiatiche alcune introvabili come il pepe nero lungo e il machis. Ma non solo, mi ha permesso di conoscere gente fantastica che ha in comune la stessa passione per il buon cibo (ed anche del buon bere…. 😉 ), tanti sono i foodblogger che ho avuto modo di conoscere da Luca di “Per un pugno di capperi” a Pasquale  de “I Sapori del Mediterraneo”  passando per Valentina “La cuoca pasticciona” e Giò di “Symposion Foodies”, Monica di “Dolci Gusti” e tanti tanti altri.

Menzione speciale per Stefania “BigShade“, mia compagna di avventura nell’evento fuori stand, il nostro compito è stato quello di proporre una degustazione del Caciofiore un formaggio della campagna romana ottenuto con latte di pecora e caglio vegetale; di questo formaggio ce ne parla Columella nel suo trattato “De Rustica”: “Conviene coagulare il latte con caglio di agnello o di capretto, quantunque si possa anche rapprendere con il fiore di cardo silvestre o coi semi del cartamo o col latte di fico. In ogni modo il cacio migliore è quello che è stato fatto col minimo possibile di medicamento“. (Lucio Giunio Moderato Columella, “De Rustica”, 50 d.C.). Un gruppo di piccoli produttori di formaggio della Campagna Romana ha deciso di ricominciare a fare quel formaggio che già all’epoca era tanto amato. Ciò che rende unico nel suo genere questo formaggio è l’utilizzo di caglio vegetale ottenuto dai petali del fiore cardo (Cynara Cardunculus). L’utilizzo del caglio di cardo, la particolare tecnica casearia, il latte di pecora crudo proveniente dalla campagna romana, la curata stagionatura di un mese, rendono il formaggio morbido e cremoso, dall’odore profondo di latte ed il sapore intenso, dolce non salato e con un retrogusto lievemente amaro.

Ribbincucina e BigShade

presentazione del Caciofiore
by Ribbincucina e BigShade

Un particolare ringraziamento va all’Azienda Agrituristica Acquaranda per averci messo a disposizione il Caciofiore e l’azienda Mongetto per la fantastica confettura extra di zucca leggermente piccante.

E per finire un ringraziamento particolare a Emidio Mansi e Giorgio Marigliano e a tutto lo staff Garofalo e alla loro proverbiale “efficienza sFizzera napoletana

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